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Il lavoratore che rifiuti il trasferimento illegittimo non può essere licenziato

Non può essere licenziato il lavoratore che si sia opposto al trasferimento illegittimo.

Il lavoratore che rifiuti il trasferimento illegittimo non può essere licenziato

Con la sentenza n. 14375 dello scorso 14 luglio la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro ha riconosciuto la fondatezza degli argomenti di un lavoratore che era stato licenziato per giusta causa dopo essersi rifiutato di prendere servizio presso una nuova sede lavorativa.

La vicenda, in breve.
Il ricorrente, assunto dalla stessa azienda con più contratti successivi a tempo determinato, aveva ottenuto nel 2006 dal Tribunale di Perugia l’accertamento giudiziale dell’esistenza di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, con condanna del datore di lavoro di riammetterlo in servizio presso l’originaria filiale di appartenenza.
L’azienda, tuttavia, aveva ripristinato il rapporto presso l’ufficio di Savignano sul Rubicone, sostenendo l’indisponibilità di posti nella sede di Perugia.
Il lavoratore, contestando tale assunto, si era quindi rifiutato di prendere servizio presso l’ufficio di assegnazione, e dopo tre mesi di assenza (ritenuta) ingiustificata era stato quindi licenziato disciplinarmente.

Il ragionamento della Corte di Cassazione.
La sentenza della Corte d’Appello di Perugia, che – così come quella del Giudice di primo grado – aveva dato torto al lavoratore, è stata quindi riformata dalla Suprema Corte in considerazione del rilievo assolutamente preliminare che, ai fini della valutazione del licenziamento, rivestiva la regolarità del pregresso trasferimento.
In altri termini, poiché il provvedimento espulsivo aveva trovato origine nell’insubordinazione, da parte del dipendente, rispetto all’ordine di prendere servizio presso la nuova sede di Savignano sul Rubicone, lo stesso licenziamento sarebbe stato legittimo e giustificato solo nell’ipotesi in cui il trasferimento fosse stato disposto in presenza delle condizioni stabilite dalla legge (segnatamente, dall’art. 2103 c.c., dal CCNL e dagli accordi sindacali applicati in azienda). La “verifica della legittimità del trasferimento era questione pregiudiziale rispetto all’accertamento della legittimità del licenziamento … in quanto” – hanno spiegato gli ermellini – “la giusta causa [era] stata individuata  dalla Corte di merito nella inottemperanza alle disposizioni legittimamente impartite dal datore di lavoro“.
Sennonché, a fronte delle contestazioni del ricorrente, l’impresa si era del tutto astenuta dal indicare e provare – come suo onere – gli elementi a sostegno della variazione della sede di lavoro.
Non provata la legittimità del trasferimento, è quindi venuta meno anche la giusta causa del licenziamento, la cui prova gravava anch’essa sul datore.  

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